Progetto INDACO

La diversa abilità in Azienda e nel Lavoro: due approcci di studio.

Prof. Gianni Carbone

Nella società post-industriale concetti come forza lavoro oppure abile al lavoro, assumono caratteristiche a nostro avviso di obsolescenza sia semantica che economica. Dalle remote fabbriche del secolo del lavoro emerge una sostanziale convinzione che seppur siano stati percorsi evolutivi sia economicamente che socialmente, il loro lento declino sia arrivato alla fine, facendo spiccare anche un senso di acclarata situazione di schiavitù per il lavoratore, tra le tanto agognate, dal mondo capitalistico, linee di produzione a catena di montaggio[1].

La necessaria forza fisica dei passati secoli comincia un processo di sostituzione lento ed inesorabile con parametri e modi di operare del tutto diversi. Citiamo le oramai già note capacità di creatività, di intelligenza, di competenze ecc.

In tale contesto considerare ancora il presunto mondo monolitico della disabilità come non operativo, da finanziare, da includere solo per legge, rende il Lettore e lo Studioso di fronte a sfide e linee di ricerca applicata focalizzate ad una sorta di, anni fa impensabile, sensazione di uguaglianza nel mondo del lavoro futuro. Nuove considerazioni sul concetto di normalità aprono profondi solchi nelle letture scientifiche sociologiche dando, allo stesso tempo, un passo cognitivo all’economista che l’epoca sia superata da spinte tecnologiche ancora non del tutto identificabili sia da un punto di vista di possibilità espansive dell’economia, sia dalle certe ricadute etico-sociali.

La diversa abilità nasconde al suo interno una diversità tra la disabilità, esistono portatori di handicap a varia intensità, e considerare il problema nell’unicum ci porta a correggere spesso sia gli ambiti applicativi legislativi, che quelli di politica economica. La legge n°68 del 1999 ha procurato un cambio di immagine dell’intero mondo della disabilità. Non più assistere per obbligo, ma assistere per far recuperare un gap integrativo-sociale. Il concetto porta presto e facilmente a considerazioni sulla centralità della persona[2].

La grande trasformazione sociale sta manifestando da anni i lati di evidenza sia in ambiti del lavoro, ma non solo, assistiamo ad una pervasione nell’intero arco dell’esistenza umana, in relazionalità e dinamiche sociali. Il concetto di centralità della persona si nutre del passaggio cognitivo dall’homo faber al concetto dell’homo socius dell’era post-moderna. Valutare le qualità umane in primis e scevre dalla non solo capacità di trasformare il lavoro in valore è la sfida del futuro che verrà affiancata da una emergente linea di rivoluzionaria imposizione tecnologica: l’Intelligenza artificiale.

Ecco come nasce il Progetto “indaco.eco” un contenitore di proposte, linee tematiche, attività correlate alla costruzione di un piano di indagine di conoscenza sulle varie necessità sia economiche che sociali che i disturbi dello spettro autistico comportano. Nell’ottica delle linee tendenziali dell’Osservatorio Nazionale della disabilità, il progetto avrà l’onere di connettersi alle linee indicative del progetto nazionale ritagliandosi una porzione informativa e conoscitiva di sicuro impatto disciplinare. 

Abbiamo bisogno di vostre indicazioni, pareri, suggerimenti, mozioni e quanto possa risultare utile al fine di redigere un questionario da somministrare a coloro vicini al mondo autistico.


[1] Cfr. FERRUCCI, Disabilità, pagg. 9-47; e RAGO, Lavoro dei disabili, pagg. 97-114

[2] Cfr., del GRUPPO SPE, Sociologia per la persona, e Sociologia per la persona. Approfondimenti; e inoltre CESAREO, VACCARINI, Libertà responsabile

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